Mariagiovanna CASAGRANDE
Laureata presso I.U.A.V., architetto libero
professionista, vive ed opera in Valle d’Aosta
nell’ambito della progettazione architettonica
e dirigendo cantieri di restauro. Ha progettato e
realizzato l’allestimento del nuovo Museo d’arte
sacra della chiesa parrocchiale di Saint-Vincent e
varie cappelle nel territorio walser. Contribuisce
alla divulgazione e alla valorizzazione dei beni
culturali materiali e immateriali locali con
pubblicazioni ed eventi in collaborazione con
molte associazioni locali.
Ha partecipato a varie mostre con installazioni
per Muse diffuse a Gressoney, a Rosignano
Monferrato per Filofood e, al castello Gamba,
per Fare arte – Fiber art e Rammendi ambientali.
È presidente della cooperativa Lou Dzeut
di Champorcher– Donnas fondata con l’intento di
sostenere una pratica artigianale basata
sulla tessitura della canapa su antichi telai
manuali in legno. La sua ricerca è tesa a elaborare
nuove forme e linguaggi utilizzando materiali
tradizionali, tecniche di ricamo e tessitura
manuale..
TESSERE IL CIBO
Omaggio a Gualtiero Marchesi
Tela di canapa antica – filato di canapa, cotone,
seta, ortica e filo dorato.Ricamo a mano e tessitura
su telaio da tavolo della coop. Lou Dzeut cm 100×100 –
Su questa tavola imbandita si allineano segni
tessili che evocano specialità gastronomiche,
ma affiora anche un interrogativo sul futuro dei
semi e della biodiversità
La ricerca tessile che nasce dalla tradizione artigianale per inoltrarsi nel campo della sperimentazione artistica ha condotto, recentemente, a una serie di opere legate al tema del paesaggio.
I “campionari di paesaggio”, questo è il titolo della serie, si configurano come dispositivi di indagine visiva e materica, collocati in un territorio di confine tra percezione e sperimentazione tessile. Si sviluppano come una sequenza di studi, assimilabili a bozzetti pittorici, attraverso i quali l’artista cerca di fissare le qualità cromatiche e vibratorie del paesaggio, in particolare di quello valdostano, assunto non come semplice veduta, ma come campo di esperienza.
In questi lavori, il punto di partenza non è il paesaggio ottocentesco da “ammirare”, ma il suolo, classificato nei catasti e “calpestato” lungo un’ideale promenade agricole. Abbandonata la trascrizione letterale, Casagrande sceglie una restituzione sensoriale e strutturale. Colore, luce e ritmo si traducono in trame, intrecci e superfici, attivando una dialettica tra visione e tattilità che amplia il campo percettivo dell’opera. Il tessile, in questo senso, non è soltanto un medium, ma un vero e proprio linguaggio, capace di articolare una riflessione sul rapporto tra immagine e materia.
Determinante è il confronto con la tradizione tessile, ripresa e reinterpretata attraverso un approccio sperimentale che ne mette in discussione codici e funzioni. Tecniche e saperi sedimentati vengono riattivati all’interno di una pratica contemporanea che li ibrida, anche grazie alla formazione artistica e architettonica dell’artista, con “intrusioni” di materiali eterogenei, sempre organizzati all’interno di un campo di forze rigorosamente ordinato. (…)
Gabriella Anedi, 2026


